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martedì 8 aprile 2014

8 aprile 1984: trent'anni fa.

L'8 aprile 1984, trent'anni fa esatti, mille riminesi divennero "una cosa sola": nel Paese dei feroci campanili e delle surreali ed efferate lotte tra rioni della stessa città (o tra zità emareina, per rimanere tra noi), l'impresa sportiva corale è sempre riuscita a compiere miracoli, fondendo e compattando le singole comunità. I 18 pullman al seguito della prima, onesta e "piccina" ma gigantesca e trionfante MARR di Piero Pasini - l'aggiunta di ogni ulteriore dettaglio appare superfluo, se non addirittura blasfemo - rimangono, per la piccola realtà riminese dei primi anni Ottanta, così provinciale e lungi dal diventare Provincia, a loro modo qualcosa di epico, irripetibile e indimenticabile. Indipendentemente dall'età del narratore e dalla passione specifica.

Illustri accademici hanno scritto fiumi di parole sui cosiddetti falsi ricordi (o confabulation), ovvero quel processo di memoria selettiva che tende a conservare, se non addirittura a creare ex-novo, soprattutto i ricordi piacevoli vissuti nel passato. Non posso sapere se mezza città sia vittima dello stesso stravolgimento soggettivo e onirico: per quello che mi riguarda, ricordo distintamente come se fosse ora la travolgente fibrillazione di quella domenica di trent'anni fa. Avevamo preso accordi con la famiglia Mossali per trasferire e depositare l'auto di Vinicio (una Ritmo bianca targata Bergamo) nella zona del Palasport di Vigevano, per cui avremmo dovuto rimandare la partecipazione a questa sorta di "esodo laico" (così iniziava a definirsi nel passaparola collettivo, ai tempi privi di Internet e telefonini) limitandolo al solo ritorno; per me, tredicenne giocatore di pallacanestro con tanti amici sparsi per i torpedoni, sin dal mattino la prospettiva appariva frustrante: come un novello e spaesato Linus mi misi immediatamente al collo la sciarpettina biancorossa donata dal Professor Rinaldi - accessorio irrinunciabile - strusciandone continuamente il tessuto dozzinale ma ormai così... vissuto e pregno di emotività domenicale. E la sensazione era bella e positiva.

L'incombenza logistica, comunque, non ci trattenne dall'andare a salutare, prima di metterci in viaggio, la città cestistica ormai completamente riversatasi in via Dante sin dal primo mattino, dove una surreale carovana infinita dei pullman - almeno così appariva a un tredicenne - si apprestava ad accogliere un fiume di persone ormai fisiologicamente "fuso" al DNA della squadra, mai così amata e sostenuta. Ripensare e ricordare cosa rappresentò la stagione 1983/84 per il Basket Rimini e per la Città è impossibile e, comunque, riduttivo: parlandone oggi con i diretti protagonisti - uomini straordinari prima che giocatori unici e tra loro eccezionalmente complementari - emergono tante opinioni... una squadra radicata nel territorio e composta da molti "indigeni" o, comunque, delle zone limitrofe (Paci, Angeli, Terenzi, Brighi, Ottaviani, Ioli, Cecchini), un asse portante granitico (Benatti e Wansley), un giocatore spettacolare ma dalle mille vicissitudini emotive (Sims) e, in ultimo ma non meno importanti, due "comprimari" puntuali e affidabili (Coppari e Mossali). Per dirla con le loro parole, utilizzate solo pochi anni fa:"Nessuna stella, nessun fenomeno, nessuna luce abbagliante e, di conseguenza, nessuna ombra incombente sui compagni. Si giocava serenamente e altruisticamente con e per il prossimo: una vera squadra". Chapeau.

E ogni vera squadra ha una propria casa... e il palasport Flaminio, quell'anno, era divenuto realmente la culla dei nostri sogni. Riempito all'inverosimile ben oltre le capacità legali e fisiche, diventava per ore un ritrovo collettivo (la partita, per molti e prima dell'innamoramento collettivo, poteva essere un puro pretesto di convivialità e promiscuità): già saturo di umidità e fumo di sigaretta, all'ingresso delle squadre l'onda d'urto sonora ed emotiva faceva tremare le vene ai polsi. E un contropiede o una schiacciata - erano lontani i tempi delle "bombe" - ci faceva alzare tutti nella tensione solidale dello sforzo collettivo, tanto che, all'uscita, doleva la gola, la voce diventava roca e ci si ritrovava sudati fradici e fisicamente spossati. Un'energia contagiosa che quell'8 aprile doveva essere trasferita anche in un oscuro palasport (meglio: capiente palestra) brianzolo: si, a Vigevano ci sarebbe stato anche il Flaminio.

Della mattinata ricordo distintamente la tensione crescente e la consapevolezza di partecipare a qualcosa di memorabile, con il leggendario e gongolante Gian Maria Carasso assurto a deus ex machina dell'operazione e tanti volti storici del "nostro" basket comparire all'improvviso un po' ovunque: il bonario e paternale presidente Gian Piero Arcangeli, i fratelli Boldrini, i fratelli Baldinini, Guidone Fraternali e Salvatore Mister Green Verde, il gigantesco Rick Cervellini ma anche gli altrettanto monumentali Professor Rinaldi, Giuliano Gallusi, Pippo Manduchi, Luciano Fontana, Giorgio Romersa... in mezzo a centinaia di tifosi di qualsiasi età, immersi in un meteo sì uggioso ma in un clima emotivo a cavallo tra la sagra paesana e la gita scolastica; del viaggio (di andata) ricordo la carovana interminabile di pullman blu in autostrada e gli sguardi interrogativi dei passeggeri nel scorgere una Ritmo lombarda con una sciarpa biancorossa al finestrino; del palasport (meglio: capiente palestra...) ricordo l'aspetto dimesso - praticamente un capannone industriale - e il muro verticale di teste riminesi, realmente impressionante (alla fine i romagnoli presenti saranno più di 1.150).

Della partita, invece, ricordo poco... anche perché il risultato del campo (74-68 per la MARR), quel giorno, contava relativamente: era infatti necessario che perdessero contemporaneamente sia Siena (sconfitta a Ferrara 93-87) sia Brindisi (sconfitta 90-89, in casa, da Rieti!); ed ecco che affiora, eccezionalmente nitida, l'immagine del palasport in penombra, ormai svuotato in molti settori ma con la tribuna riminese ancora traboccante di volti preoccupati e silenziosi in attesa della conferma concitata del leggendario Massimo De Luca dalle frequenze RAI di "Tuttobasket". Il boato che seguì all'annuncio dei risultati, l'incredulità e la commozione - si, vera commozione, con lacrime, abbracci e tutto il travolgente corredo delle emozioni collettive più belle e profonde che solo lo sport riesce a dare - mi travolge ancora adesso con la medesima intensità facendomi provare brividi reali... "solo" trent'anni dopo.

Magia del basket, magia di una squadra unica a cui, forse, nonostante tutto non ho ancora ripetuto sufficientemente "grazie".

giovedì 27 gennaio 2011

Giuseppe "Pino" Brumatti, 1948-2011

La prima volta che vidi Pino Brumatti avevo 12 anni ed ero seduto sugli spalti del Palazzetto dello Sport di Reggio Emilia, durante Cantine Riunite-MARR, nell'ottobre 1983. Avevo appena iniziato a giocare a pallacanestro e ancora non comprendevo pienamente il valore e il "peso" di certi nomi, soprattutto di quelli storici che avevano vinto tutti i trofei disponibili quando ero ancora in fasce.

L'elemento curioso, per me giovanissimo appassionato, era "la veneranda età" di quel giocatore (aveva solo due anni in meno di mio padre, allora 37enne): erano tempi in cui si definiva "vecchio" il proprio insegnante quarantenne... figuriamoci come potevamo aprioristicamente interpretare noi, ragazzini smaliziati, un "anziano" coraggioso e capace (addirittura!) di scorrazzare sudato per il campo in canottiera e calzoncini biancorossi.
Inoltre il fisico non appariva né statuario né slanciato come i giovanissimi e longilinei compagni (erano tempi meno 'scientifici' nel lavoro in palestra), per cui ricordo che la prima impressione, rivelatasi sin da subito tremendamente errata, fu quella di una sorta di anziana mascotte a cui la squadra reggiana era evidentemente affezionata, magari un amico fedele di quel gigantesco allenatore (Dado Lombardi), conosciuto alla bocciofila, al quale il numero 6 spesso ammiccava già durante la ruota di riscaldamento.
Tutto questo sino alla palla a due iniziale, in quel nebbioso pomeriggio reggiano.

Quello che si rivelò Brumatti ai miei occhi, premesse le piccole malignità di ragazzino, fu letteralmente incredibile, soprattutto dal punto di vista emotivo. Tralasciando, infatti, le indubbie doti sportive e tecniche del giocatore, poi rivelatasi effettivamente la "pietra miliare" che tutti conoscevano e temevano, la cosa che mi sconvolse maggiormente fu la tensione e il coinvolgimento che Pino riusciva a trasmettere ai suoi compagni, paradossalmente più da fuori che non da dentro il campo. Come un reale "allenatore-giocatore", Brumatti non solo dava agonisticamente l'anima lungo tutto l'arco della partita con risultati ancora devastanti e apparentemente sgraziati (il suo infallibile arresto e tiro in "non-sospensione" è divenuto proverbiale), ma era capace di trascinare in modo travolgente i compagni e il pubblico dall'angolo della propria panchina, gridando e incitando ad ogni azione con una grinta, a volte apparentemente "cattiva" ma necessaria, esemplare e inarrestabile. Spesso la tensione era talmente alta che non riusciva mai a sedersi e rimaneva per tutto il tempo, copricanotta appoggiata alle spalle, in piedi ad agitare i pugni e a gridare a squarciagola sino ai limiti del campo, come se in fin dei conti lui fosse idealmente e quasi materialmente ancora fra loro.

Percepire e comprendere, per la prima volta, quell'inesauribile passione non affievolita, non temperata dall'esperienza e dalla relativamente ridotta posta in gioco, ma addirittura consolidata dalla maturità fu (ed "è") per me motivo di riflessione e di smisurata ammirazione. Raramente ho visto, successivamente, sui campi la medesima partecipazione e lo stesso entusiasmo da parte di un giocatore (nel caso di Brumatti assieme alla professionalità, alla tecnica e, soprattutto, al profondo rispetto per gli avversari): oggi, addirittura, tali elementi sono praticamente scomparsi nel caos di uno sport seriale e asettico, dove alcuni cosiddetti "campioni" durano lo spazio di una stagione e i ragazzini dodicenni che si avvicinano al proprio sport per la prima volta faticano a trovare aghi di bussola cui riferirsi, figure granitiche e positive - sotto qualsiasi punto di vista - cui rivolgere la propria crescita, sportiva e umana.

Questo è stato e sempre sarà, per me, Pino Brumatti.
La mia indimenticabile e inarrestabile anziana mascotte.


domenica 12 settembre 2010

MARR... "26"

E' passato un anno.

Un anno di partitelle in spiaggia sotto un sole cocente, di ironia e sarcasmo sulla schiena che duole e il ginocchio che scricchiola, di birre sempre troppo capienti (prima) ma immancabilmente troppo incisive sulla digestione del pomeriggio (dopo), di matrimoni annunciati e ancora sospesi, di "brevi" telefonate che consumano la batteria sino allo sfinimento, di salsiccie e costolette "flambé" e di vino ghiacciato, di can che abbaia... poco cotto, di quell'aneddoto e di una pacca sulla spalla, di saluti affettuosi nel momento della necessità, di caffé pomeridiani, di progetti futuri sempre in divenire.

Un anno che ha portato a (ri)scoprire degli amici veri, divertenti gentiluomini dai quali possono solo scaturire le imprese che tutti ricordano con commozione ed emozione, diventati sportivi vincenti proprio perché persone generose, altruiste ed intelligenti. Uomini, prima che giocatori di pallacanestro, pregni di valore e valori, capaci di trasmetterti un sorriso e il vero senso della vita (e dello sport). Esemplari.

Una squadra vince quando contiene non solo il talento, ma un indubbio e irripetibile spessore morale. Ecco, se dovessi aggiungere un'appendice al libro assemblato con fatica ma estrema soddisfazione un anno fa, lo dedicherei proprio alla componente "etica" dei giocatori che compongono un gruppo vincente: l'anno intercorso fra "MARR 25" e oggi mi ha dimostrato proprio quanto sia importante, se non fondamentale, lo spessore umano rispetto alle doti prettamente tecniche nelle vittorie collettive, che per questo divengono a loro modo "epiche" e inscindibili da un pubblico e da un territorio. Un anno, quindi, illuminante ed educativo, che mi ha pienamente confermato quello che avevo solo "sentito dire" e ricordavo malamente dai miei 12 anni: ovvero che la MARR era (ed è rimasta) assolutamente e profondamente squadra.

Ma anche un anno di stupore continuo su quello che è stato, su quella folle idea divenuta splendida ed emozionante realtà, del lavoro fatto e di quello che forse si sarebbe potuto ulteriormente fare.

Grazie.

lunedì 12 luglio 2010

Le 1000 cose stupende della vita...

Come ogni sabato, ho dato appuntamento a quattro vecchi amici in spiaggia, al bagno 49, dove tra mille difficoltà sopravvive un (buon) canestro all'avanzata inesorabile della modernità, incarnata dal beach tennis.

E' ormai raro rintracciare un anello, tra le cento reti da volley e le mille dedicate alle racchette ipertecnologiche, men che meno uno ancora corredato dalla propria retina e che non sia piegato e ossidato dal tempo, dalla salsedine e dal triste oblìo - quasi felliniano - nel quale lentamente è scivolata la struttura assieme alla stessa pallacanestro estiva, un tempo onorata da templi a campi incrociati e tornei multinazionali, oggi un ricordo quasi vintage... ma ancora capace di regalare emozioni d'altri tempi a coloro che la praticano in modo ostinato e appassionatamente nostalgico.

I quattro amici incontrati provenivano dalle zone più disparate: uno, a cavallo di uno scooter sottodimensionato per le chilometriche gambe, da Cattolica; uno, motociclista molto più lento di quando entrava in terzo tempo alcuni anni fa angosciando le difese avversarie, da Pesaro; un altro, placido e sereno ma divertito e divertente, da Bergamo e, ultimo ma non meno importante, il più "piccolo" (in senso fisico) ma più "grande" (in senso anagrafico) da Rimini, dove da 'guru' distribuisce ancora il proprio fosforo e le proprie abilità ai più giovani, vincendo tornei internazionali sparsi per l'Italia con impassibile tranquillità e facendo meno "rumore" possibile.

Questo piccolo gruppo di amici che, cascasse il mondo, sa che il sabato è giorno di "due tiri", è un continuo divenire: i volti si alternano, a seconda degli impegni famigliari e professionali che oggi vedono noi ex-ragazzini non più spensierati studenti, ma padri (o nonni!) impegnati; nei casi peggiori, alcuni vengono tenuti lontani dal campo e dall'agognato appuntamento cestistico per un turno, a causa di quel "dolorino" o dello "strappetto" che il sorriso e l'inevitabile battuta dei compagni sulla senilità incipente provvedono a mitigare: quella palla a spicchi, taumaturgica, può tanto e la medicina tradizionale si adegua ad essa.

Ed ecco che chi passeggia distrattamente ai bordi dei piastrelloni del campo, dopo un'occhiata prima fugace poi stupita, si ferma, osservando divertito le gesta (e le imprecazioni) di alcuni di quei ragazzi, oggi un po' meno giovani, attirato da quell'inconfondibile abbinamento cromatico biancorosso (almeno dalla vita in giù, pantaloncini rigorosamente marchiati MARR) e dal ricordo di alcuni veri e propri monumenti al periodo d'oro del basket riminese, alla mensa del quale mi vanto di sedere impropriamente. Da perfetti compagni di scorribande, età e curriculum sportivi eterogenei si amalgamano attraverso quella "maledetta" palla, facendoci sentire un tutt'uno come quando, ragazzino timoroso, mi avvicinavo ai coetanei sconosciuti sul campo dell'oratorio, protetto e poi favorito dall'ombrello della passione comune: così conobbi Massimiliano Angelini venticinque anni fa e oggi, come allora, con lo stesso sereno entusiasmo ci ritroviamo regolarmente sotto il canestro per trascorrere assieme il sabato pomeriggio.

È proprio di oggi la notizia relativa al successo del sito canadese "1000 Awesome Things" (1000 cose stupende), nel quale gli utenti elencano le cose per cui vale la pena vivere: tale elenco è diventato prima un libro, poi una trasmissione televisiva e ha coinvolto milioni di persone entusiaste. Nel mio piccolo, dopo le gioie legate ai figli e un solido rapporto di coppia, confesso che mi troverei in imbarazzo nel scegliere quale piccolo-grande piacere inserire tra i grandi valori della vita: tra essi, comunque, un posto prioritario verrebbe certamente dedicato all'amicizia di persone straordinarie e alla gioia legata a momenti come quelli trascorsi sul campo da basket assolato nel sabato pomeriggio.

Grazie Maurizio (Benatti), Umberto (Coppari), Giorgio (Cecchini) e Vinicio (Mossali).

Nicola

lunedì 18 gennaio 2010

Quelle tagliatelle con John

Avevo conosciuto John McMillen nell'inverno 1984/85, la stagione successiva alla promozione della MARR.

Era venuto in Romagna da Bologna, dove allora abitava (e dove ha sempre abitato, sino all'ultimo). Ci aveva avvertito che avrebbe viaggiato con Lella, sua moglie, per cui in famiglia avevamo pensato di fare "gli onori di casa" offrendo loro il miglior prodotto da esportazione che potessimo reperire: le tagliatelle del leggendario Ristorante Zaghini, a Santarcangelo di Romagna.

Il pretesto di quel viaggio era conoscerci, di persona.

Ci accomunava la figura di Gig Sims: noi, la sua famiglia italiana. Loro, i suoi grandi amici, coloro che addirittura avevano aiutato Gig a trovare un ingaggio nel nostro paese. John, infatti, si occupava professionalmente di scouting e seguiva alcuni giocatori (tra cui, appunto, Gig) per Luciano Capicchioni.

Prima di incontrare John, sapendo che era stato giocatore di talento e di fama internazionale, mi aspettavo di incontrare una sorta di armadio semovente (memore delle spalle imponenti di Gig e del "sederone" di Ernest Wansley). In realtà McMillen era filiforme, quasi etereo: i capelli ricci biondi, i placidi occhi azzurri e una discrezione fuori del comune mi stupirono profondamente. Sembrava un angelo troppo cresciuto: questo pensai, scorgendolo da lontano. Mi accorsi, tempo dopo, che in fondo non sbagliavo.

John era una persona mai inopportuna. Parlava con discrezione, con tono sicuro e tranquillo e con quell'inflessione tanto "americana" da risultare quasi hollywoodiana. Era, soprattutto se rapportato all'ambiente sportivo di riferimento, un'anomalia, un vaso di terracotta tra omologhi di piombo (in senso emotivo e certamente non per fragilità), un gentiluomo sensibile che aveva a cuore le sorti dei giocatori e degli amici, ruoli spesso coincidenti: non a caso a tavola parlammo a lungo di Gig sempre con estremo affetto, per noi forse scontato ma per John e Lella decisamente incredibile. John avrebbe convocato di lì a poco Gig in Italia per una tournee estiva con altri americani: speravamo tutti riuscisse a trovare un nuovo ingaggio che lo riportasse nel nostro paese ad un anno di distanza dall'esperienza riminese.

Lella era, invece, estroversa e brillante, solare e loquace. Vedendoli pensavi alle metà di una stessa mela, alla realizzazione del concetto di coppia: loro, così complementari. Erano, sono, una bella famiglia, dotata di sentimento e di riconoscenza. Per anni abbiamo ricevuto la loro tradizionale cartolina natalizia, nella quale erano sempre raffigurati i figli Margot e Michael vestiti a festa, prima piccolini e ogni anno più grandi, con la quale la McMillen family augurava ai destinatari un buon Natale attraverso la forza dell'amicizia e dell'amore, ben rappresentati da quella famiglia che letteralmente "traboccava" d'invidiabile affetto.

Addio John, allenatore gentiluomo. Il mondo, non solo del basket, sentirà la tua mancanza.

Nicola

venerdì 27 novembre 2009

Riccardo Lazzati ci scrive / 2

Grazie per averlo pubblicato!
Chi il Basket Rimini ce l'ha nel cuore riesce a cogliere l'importanza che ha il comitato e che ha avuto quella speciale fine settimana dove si sono ritrovati tutti i ragazzi...
Io nel 1984 non ero ancora nato e nemmeno in progetto, però per come ho vissuto tutto questo maniacale lavoro di tutti voi per rendere possibile questa stupenda iniziativa, mi ha fatto capire che quella Marr era davvero la squadra della città... era la squadra della gente, di tutti!
Leggendo gli aneddoti raccolti nel libro (che custidirò gelosamente), rileggendo gli articoli di giornale di allora e quell'atmosfera del flaminio, sempre pieno, sempre caldo... siete riusciti a farmi viaggiare all'indietro nel tempo, vivere la passione che si respirava in città e a rianimare quella fiammella che ora più che mai si è riaccesa...
Vi ringrazio.
Ciao.
Riccardo,

la tua testimonianza è esemplare: chi è in grado di dimostrare perfettamente l'efficacia di una celebrazione, se non colui che addirittura non ha vissuto in prima persona gli stessi fatti "storici" oggetto dell'evento?
Dalle tue parole deduco che sei piuttosto giovane... e comunque dichiari di essere nato ben oltre il 1984: se sei riuscito anche tu ad emozionarti, a "rivivere per la prima volta" (!) la passione e l'entusiasmo legati ai leggendari ragazzi della MARR e ai loro incredibili risultati, significa certamente che abbiamo lavorato piuttosto bene e che gli sforzi compiuti per documentare nel modo più ampio una stagione sportiva epica sono stati ampiamente ripagati.

Nicola

mercoledì 25 novembre 2009

Riccardo Lazzati ci scrive / 1

Vi volevo ringraziare per aver fatto riaccendere la passione dei canestri qua a Rimini!!

Quel 12 settembre ha fatto riscoprire a molti che il basket esiste ancora... Ti ringrazio a te e a tutti i membri del comitato!!

Ciao, Riccardo.


Ciao Riccardo,

è bello ricevere messaggi sinceri e appassionati come il tuo.

Che dire? Prima di tutto "grazie a te" per aver compreso e condiviso l'evento e lo sforzo che il nostro Comitato ha profuso nell'organizzarlo. Non è stato facile, ma le emozioni generatesi nei tifosi (e negli stessi giocatori) ci hanno ampiamente ripagato. E come stai dimostrando, l'onda emotiva si continua a propagare...

Da più parti ci hanno attribuito un qualche "merito" riguardante il ritorno di fiamma riminese per il basket. Certamente i risultati della prima squadra sino ad oggi sono stati eccellenti e stimolanti, quindi è piuttosto scontato che il pubblico partecipi nuovamente in massa... ma forse, in questa baraonda d'inizio stagione, qualche spunto nostalgico e vivido verso quella benedetta (e magari impolverata) palla a spicchi risale ad una calda serata di settembre... "calda" sotto tutti i punti di vista.

Come ormai certamente saprai, non ci siamo fermati né ci fermeremo. Stiamo lavorando perché l'appuntamento con "gli eroi" divenga un evento annuale, magari solo conviviale e non prettamente sportivo. Vogliamo che quella "fiamma" non smetta mai di ardere: i giocatori e il pubblico se lo meritano.

A presto,

Nicola

P.S.: pubblicherò il nostro scambio di messaggi sul blog ufficiale. E' bello ricevere tuttora questo tipo di riscontri!

venerdì 18 settembre 2009

Il grande... "caldo"

Dobbiamo confessare che, passata la grande emozione della 'due giorni celebrativa', ci siamo guardati in faccia soddisfatti e increduli. Tutto era finito ma, soprattutto, tutto si era svolto oltre le più rosee aspettative: nessuno dei protagonisti si era fatto male (rischio concreto, dal momento che molti non scendevano in campo da decenni), AROP aveva incassato una cifra importante da destinare al reparto di Pediatria dell'Ospedale e, in particolare, il vecchio Flaminio si era riempito dei cori e dell'entusiasmo di centinaia di persone 'innamorate'. Non 'tifose', ma 'innamorate': sarebbe comunque riduttivo definirle altrimenti. A tutte loro va il nostro appassionato "grazie".

Alla fine è poi emersa un'ultima considerazione. Avevamo giocato con il fuoco, avevamo dopotutto "rischiato". Rischiato che anche questo revival, come tutte le riproposizioni nostalgiche di un'epoca passata, si risolvesse in un clima permeato di tristezza per "i bei tempi andati", nel quale un gruppo di attempati atleti e di un manipolo di irriducibili tifosi tentavano di perseguire maldestramente qualcosa di irripetibile, tipo "Il Grande Freddo". C'è a volte qualcosa di opprimente, intangibile e malinconico nel ritrovarsi cambiati nelle ambizioni e nelle aspettative. Ma, incredibilmente, non è stato così.

Ritrovare e ritrovarsi dopo venticinque anni è stato commovente, ma anche entusiasmante. Non ci siamo guardati sbigottiti denunciando la pesantezza dei venticinque anni in più sulle spalle, ma tornando tutti - ma proprio tutti, giocatori e tifosi - al 1984, con gioia, passione e scoprendo un legame personale che va al di là delle semplici parole.

"Da sabato ho 25 anni in meno" mi ha scritto via SMS il grandissimo Giò Ottaviani: una frase che riassume in modo straordinario il clima respirato negli ultimi giorni.

Io stesso avevo convissuto "virtualmente" con i singoli giocatori nei quattro mesi precedenti, dedicati alla stesura del libro... ma quando li ho rivisti assieme ho capito realmente il perché quella squadra vincesse così tanto e avesse trascinato, nel pomeriggio di un sabato settembrino, persone 'innamorate' a percorrere 800 chilometri in auto solo per vederli scendere i campo nuovamente... o a versare qualche lacrima satura di passione, di affetto e di stima nell'intravedere una maglia, un marchio, un volto, nel sentire pronunciare un cognome o un soprannome, nell'intravedere nello "schema 2", nell'entrata di Cecco, nell'apertura di Gig il perché battesse forte il cuore per quello che appariva semplicemente come un gesto atletico ma, in realtà, era il ripetersi di un rito collettivo. Luca Ioli ha ragione quando dice che un contropiede può trascinare con se' migliaia di persone: questo è lo sport e la forza insondabile che, in rari ma fortunatamente emblematici casi, riesce ad esprimere nella passione popolare.

Le emozioni e le manifestazioni di stima espresseci dai tifosi durante e dopo l'evento sono state per noi lusinghiere e decisamente toccanti: ringraziamo tutti per "esserci stati". E ringraziamo soprattutto quei ragazzi che non solo fecero l'impresa, ma hanno dimostrato di essere ancora talmente speciali da poterla ripetere... semplicemente ritrovandosi.

giovedì 17 settembre 2009

Ancora grazie!!!

Un sogno avverato! ecco davvero cosa è stata per me questa fantastica festa della MARR25 !!!

Un sogno avverato grazie alla fantastica iniziativa della famiglia Gambetti, davvero eccezionale!

Ho sempre desiderato poter incontrare un girono i miei ex compagni di squadra con i quali ho avuto l'onore e la gioia di condividere alcuni anni indimenticabili. Ebbene: quella che fino a pochissimi mesi fa mi appariva come una vera e propria "mission impossible" si è finalmente avverata grazie alla premiata ditta Gambetti "Father And Son" alla quale non posso che replicare "ad libitum" la mia gratitudine.

Rivedere tutta la mia ex squadra è stata un'emozione fortissima, indimenticabile. Ragazzi formidabili con i quali ho condiviso momenti irripetibili, non solo sportivi ma anche di vita!
E quando dico ragazzi intendo tutti nessuno escluso: i compagni di squadra, gli allenatori, i dirigenti, lo staff al completo fino ad arrivare ai mai dimenticati Papo e Guido (alla cui competenza matematica mi appellai nel disperato tentativo di riuscire a capire finalmente qualcosa sulle funzioni!)

Ho sempre avuto nostalgia di tutto! Dei tifosi che assipavano le tribune anche durante gli allenamenti, della gente che ti riconosceva per strada e voleva sapere di tutto e di più sulla squadra, sulle tattiche, sui giocatori... del grande basket che era di casa al Flaminio, della vita quotidiana con i miei compagni di squadra, del Ristorante Pic Nic che è stato per me davvero una seconda casa.

Che ci crediate o no, ho nostalgia anche dei famigerati gradoni, epica espiazione delle "pataccate" commesse durante gli allenamenti che veniva impartita da un tuonante coach Pasini tra le esclamazioni divertite del pubblico fedelissimo (ecco, in quei casi mi stavano meno simpatici!) in mezzo ai quali scalavo quegli scaloni al tempo davvero Himalayani!

Chissà perché, ma ho sempre avuto l'impressione che anche il coach non appena noi "più piccoli" iniziavamo la nostra dose quotidiana di gradoni, abbandonasse il suo torvo cipiglio e sorridesse paternamente sotto i suoi leggendari baffi.

Ma faceva parte del gioco, faceva tutto parte di una realtà alla quale appartenevo, alla quale ero entusiasta di appartenere.

Un'esperienza fondamentale per la mia vita di ragazzo prima e di uomo poi, che mi porterò sempre nel cuore e che mi accompagnerà da qui a quando Dio vorrà!

Grazie ancora al comitato, a Nicola Gambetti e alla sua famiglia (che proprio grazie a questa splendida iniziativa ho avuto l'immensa gioia di rincontrare!) e tutti i miei vecchi compagni di squadra - vecchi non anagraficamente parlando , m'arcumand ! - per avere aderito al progetto permettendomi così di poterli rincontrare! a comicniare da CIT, il capitano, del quale era fiero ed orgoglioso scudiero.

Sperando che non sia l'ultima volta, sperando che al contrario sia la prima, di una lunga serie di occasioni perfette e fantastiche come questa!

Ancora grazie a tuttI!!!

Alessandro Cancian ("cancio" per tutti quelli che c'erano!)

mercoledì 16 settembre 2009

"Come fosse ieri"

Roberto Coppola scrive sul suo blog:

palasport flaminio sabato 12 settembre 2oo9 ore 20.30............se non fosse per gli occhialini di cid, la pelata di cecco, la panzetta di gig, la barba bianca di coppa nessuno di noi presenti avrebbe creduto di non essere ad una qualunque partita di una domenica pomeriggio di 25 anni fa........ ci siamo tutti sentiti giovani e spensierati come allora, abbiamo vissuto troppi assist al bacio di benatti, troppe volate in contropiede di cecchini, troppi canestri di rapina di ottaviani dopo finte ubriacanti agli avversari, troppe stoppate e recuperi di sims e troppi rimbalzi, blocchi, aperture fulminanti di wansley, abbiamo sentito troppe volte pasini urlare fulminando i suoi ragazzi per poter minimamente dimenticare le tonnellate di emozioni e soddisfazioni che quella inimitabile SQUADRA ha saputo regalarci. il giocattolo che arcangeli, carasso e cervellini ci regalarono quella volta i nostri figli e nemmeno i nostri nipoti potranno mai averlo e resterà nel nostro cuore per sempre. grazie grazie e grazie ancora a chi ha organizzato e a chi ha partecipato a questa bellissima iniziativa e un ricordo affettuoso a enzo baldinini, claudio papini e guidone fraternali che erano ingranaggi preziosi di quel fantastico meccanismo, la MARR BASKET 1983-1984

domenica 13 settembre 2009

"Carpe Diem"

Nicola, io non so perchè, ma in realtà so perchè, è tutta la notte che ripenso al Flaminio, alle divise rosse, alla squadra che fece l'impresa. Ho rivisto la foto della squadra. E ho sentito il "monito" che quella squadra ha saputo dare. Non solo un gruppo di sportivi, ma come ha sottolineato Luca Dal Monte, un gruppo di Persone che hanno insegnato "come si potessero raggiungere risultati eccezionali attraverso la forza collettiva". Ora che sono cresciuto ho riletto probabilmente quello che implicitamente avvertivo al tempo, questo legame segreto con una squadra che prima ancora di vincere sul campo, ha saputo trasmettere un messaggio importante che nella nostra era di fast food, fastweb, take and carry, liquidità come vorrebbe Zygmunt Bauman, è assolutamente importante riscoprire: l'osare essere persone è l'unica via per diventare persone.

Questi ragazzi di 25 anni fa hanno colto l'attimo. A noi raccogliere la loro sfida oggi.

Grazie per aver dato vita a questo evento.

Jonathan Benatti

venerdì 11 settembre 2009

Riceviamo e pubblichiamo

Con orgoglio riceviamo e pubblichiamo una lusinghiera mail inviataci da un giornalista di "Superbasket":
(...)

Il libro è da pelle d'oca, perchè il racconto dell'annata è stato fatto senza smarrire particolari ma nemmeno senza risultare troppo lento per il lettore. E con i ritagli dell'epoca viene tutto meglio, perchè si respira l'atmosfera di allora più fedelmente. Poi le immagini del Flaminio, il bar con i poster delle vecchie versioni dei Crabs (ne ricordo una, credo la Koncret della promozione 97 con Ticchi con la barba), poi ho avuto la fortuna di conoscere alcune persone che sono legate alla società come Renzo Vecchiato e che lo sono state come Giampiero Ticchi (che ha allenato a Castelmaggiore e quindi il rapporto era stretto) che da quel punto di vista mi hanno fatto capire quanto - magari non per tante persone - conti il Basket Rimini per gli appassionati in città.

Rinnovo i complimenti a te e al comitato "MARR Superstar 25, 1984-2009", anche perchè manifestazioni di questo tipo non sono così frequenti. Per esempio, due mesi fa a Treviso festeggiarono i 30 anni dalla promozione in A2 della squadra poi divenuta la Benetton, ma fu una cosa molto più circoscritta a protagonisti e fedelissimi di allora. Mi fa piacere che ciò avvenga a Rimini, dove negli ultimi anni pareva diminuito il numero di "fedelissimi", e fa piacere che si sposi con il ritorno di Myers.

Complimenti ancora e grazie di nuovo

Saluti

Mirco Melloni

mercoledì 9 settembre 2009

Alcuni SMS di "Calcio.Basket"

Questi alcuni dei toccanti messaggi inviati in diretta alla redazione di "Calcio.Basket", durante la trasmissione di lunedì sera nella quale sono stati ospitati i giocatori Sims, Wansley e Benatti.

Spero tanto che sabato il vecchio palazzo sia pieno per riabbracciare i nostri ragazzi,che tanto ci hanno dato e che ancora oggi tanto rappresentano,per chi come me,ha ancora negli occhi le loro gesta.Un abbraccio di cuore.massimo lizambri.

Io dopo un bagno in sardegna non ho fatto + il bagno a rimini e dopo quella Marr non sono + andato al Fiaminio....stefano '63

Grandissimi ragazzi! Ma le partite dell'epoca, non potrebbero essere trasmesse ogni tanto? Luca rimini

Come si fa ad avere quella maglia meravigliosa che stanno indossando i nostri miti? Fabio

Ringraziamo Roberto Bonfantini per la preziosa collaborazione!

Adesione al Comitato dal Guatemala!

Incredibile.

Quella riportata di seguito, è una mail ricevuta questa mattina:

Ciao ragazzi,

sono un riminese che da quasi 10 anni vive e lavora all'estero in progetti per la Cooperazione allo Sviluppo. Vi scrivo dal Guatemala, dove sono arrivato per lavoro da circa 8 mesi, dopo anni nel mondo arabo (Afghanistan, Pakistan, Territori Palestinesi) Ho letto da poco di questa fantastica iniziativa e volevo ringraziarvi perchè mi avete riconsegnato un pò di quelle emozioni che a 14 anni vivevo entrando al palazzetto, con la passione per il basket. E per quelli come me che vivono lontano dalla nostra amata Rimini è ossigeno puro !

Ho aderito al vostro comitato e spero che questo sia utile a riportare linfa vitale al basket riminese e più in generale allo sport della città. Purtroppo non potrò essere presente all'evento, ma vi seguirò sul Blog, così che mi sentirò sugli spalti ad urlare VAI ERNESTONE !

Grazie ancora, e in bocca al lupo per la vostra impresa.

Ronnie Garattoni
Che dire?

Ringraziamo Ronnie per l'entusiasmo e la passione che la sua partecipazione ci infonde ulteriormente: evidentemente la nostra iniziativa, strutturata e organizzata secondo i più puri dettami imposti dal "cuore", non ha confini...

Potere dello sport e dell'amore per una squadra. "Quella" squadra.

giovedì 3 settembre 2009

Mario Alvisi ricorda...

Ricordo Osimo, Vigevano, Firenze e altre città dove via via la pallacanestro riminese ha segnato vittorie e sconfitte importanti, ma sempre affascinanti. Ricordo Udine e Pordenone dove gli sponsor delle locali cucine come Snaidero e Patriarca ci vietavano di mettere i cartelloni Sarila. Oppure Brescia dove subimmo una mai più ripetuta sconfitta con la squadra guidata da Marchionetti. Ancora Mestre la città dei nostri record. Per non ricordare Bologna con il marchio della retrocessione.

Come speaker ricordare gli interventi a viva voce sui falli non fischiati o anticipati, i richiami degli arbitri a non generare provocazioni, gli scambi a volte turbolenti con gli allenatori per dei cambi o dei falli errati. Una partecipazione viva dentro la partita per dare al pubblico le stesse mie sensazioni.

E ancora e ancora. E’ perfettamente inutile ricordare i Carasso, gli Arcangeli, i Boldrini e quanti hanno permesso di farci godere la piccola e la grande pallacanestro. Però vorrei ricordare due personaggi che mi hanno colpito in modo particolare, vuoi per la loro umanità e vuoi perché più vicini al mio mondo professionale: Giglietti e Zavatta. Non dimentico Sberlati, ma ormai non era più il mio mondo.
Poi la pallacanestro dei grandi americani, dei professionisti, dei grandi sponsor, del management sportivo, che tutti voi ora ricordate, era passato in mano come accompagnatore, al nostro grande amico recentemente scomparso Guido Fraternali.

Io rimasi come speaker ancora per tanti anni, ma io non ero più la squadra, non c’erano più gli allenatori personaggio. Finita la partita non c’era più quell’ambiente avvolgente che ti consentiva di “essere pallacanestro” sempre e comunque. Mi restava però il pubblico, sempre meraviglioso, da trainare, da enfatizzare, da portare per mano lungo il filo entusiasmante della gara. Questo mi dava ancora grandi soddisfazioni. Ti trovavi per strada ad essere salutato come un grande personaggio. Ti riconoscevano dove andavi, perché allora il pubblico era tantissimo, e, soprattutto, affezionato.

E allora con un po’ di vanità, non lo nascondo, ho continuato a scandire nomi, squadre, arbitri, allenatori fino a che mi è sembrato giusto passare il testimone a Filippo, il grande Manduchi, per me il più grande quasi come Gian Maria Carasso e Rinaldi, perché io mi sono un po’ allontanato dalla pallacanestro, mentre lui è ancora là a vivere di basket!

Infine come non ricordare i venticinque anni e forse più durante i quali ogni venerdì sera ci ritrovavamo all’angolo del Caffè Commercio, da pochi due o tre fino ad oltre una decina per andare in un ristorante qualsiasi, deciso al momento, per parlare solo e solamente di basket. A fare squadre, a commentare le partite, a giudicare i giocatori nostri e delle altre squadre, a formulare schemi e pronostici, a criticare, ad apprezzare, a dire o esprimere opinioni spesso con capacità, ma molto spesso con tanta simpatica ilarità, come tutti gli sportivi di questo mondo compresi gli sfottò, le patacate, le prese per il “sedere” (si può dire?)...

(continua...)

lunedì 31 agosto 2009

Alessandro Cancian ricorda...

Mi è capitato spesso di vedere alcuni vecchi o giovani amici – più o meno a conoscenza del mio brevissimo (e direi ancestrale) passato di baskettaro – stralunare gli occhi e svoraginare la bocca in segno di assoluto sbigottimento nell’apprendere della mio pressoché totale analfabetismo circa la pallacanestro contemporanea.

“Non sei più andato a vedere una partita?” – “ Davvero non segui più il basket?” . “Ma perché?”

Queste alcune delle domande più ricorrenti alle quali rispondo sempre alla solita maniera.
“Ma tu te lo ricordi il basket a Rimini 25 anni fa?” (risposta per i più attempati)
“Perché tu non hai avuto la fortuna di vivere il basket a Rimini della mitica Marr” (risposta per gli under 35)

Proprio così! La mitica Marr! La squadra rivelazione che nella metà degli anni ottanta riuscì nell’impresa di portare il grande basket nella nostra città recitando un ruolo di assoluta protagonista.

Il basket dei grandi campioni, il basket fatto di 8 italiani e due stranieri, il basket delle giovanili che sfornavano talenti a rotta di collo, il basket dei tecnici leggendari, il basket che la finale per la coppa campioni era tra due squadre italiane, il basket che se pensavi ad un italiano nell’NBA era pura astrofisica, il basket che riempiva i palazzotti e pure durante gli allenamenti!!!

Al tempo ero poco più che un burdèl , ma grazie all’onore che mi fu riservato di vivere quella esperienza incredibile allenandomi spalla a spalla con autentici campioni di sport e di vita, posso senza indugi proferire la frase per eccellenza “Io c’ero!”

E sfido chiunque abbia come me vissuto quegli anni straordinari – da giocatore, da dirigente, da appassionato, da semplice tifoso – a non voler ripetere con me la stessa affermazione.

Già! I tifosi! Se c’è una cosa che non scorderò sono proprio loro. L’autentica muraglia umana che stipava all’inverosimile il Palasport Flaminio applaudendo, incitando e berciando per tutti i 40 minuti della partita nello sforzo di sostenere la squadra, comunque andasse. Un entusiasmo che contagiava anche noi giocatori e che rendeva ogni partita, a partire dalla elettrizzante entrata in campo fino allo scadere, una emozione da pelle d’oca...

(continua...)

giovedì 27 agosto 2009

Renzo Semprini ricorda...

(...) Nell'84 io avevo dodici anni, giocavo a pallacanestro, ma non avevo ancora deciso di fare di questo un lavoro, né di puntare a una qualsiasi carriera. Ammetto di aver vissuto la promozione in oggetto più attraverso i racconti della mia famiglia che per la mia passione di tifoso. Mio padre era un animale da tribuna, un fedele del rimini sia calcio che basket. Nei suoi racconti epici si è sempre vantato di aver coniato lui stesso quello slogan “MARR MARR SUPERSTAR” che proprio in quegli anni accompagnava in un coro unanime le imprese del Flaminio o Pala Vendemini. Mia sorella maggiore era una tifosa per passione cestistica e di cuore, e proprio sue erano stati la testimonianza e i ricordi che mi avevano fatto venire a conoscenza di quelle trasferte in cui i tifosi seguivano la squadra in un codone di dieci, quindici pullman.
Però i nomi di quei dieci giocatori, nonostante la mia scarsa fede sportiva, avevano impiegato pochissimo tempo a imprimersi nella mia mente.

Il mio approdo alla prima squadra, negli anni seguenti, era avvenuto quando alcuni di quei giocatori erano ancora attivi e posso assicurare che il rispetto che ho sempre nutrito verso di loro resta tutt'oggi immutato. Quando me li troverò davanti in campo, nella partita che vuole essere una festa per la pallacanestro riminese, celebrando quel loro successo dell'84, sarò emozionato. D’altronde rimettere i piedi da giocatore sul parquet del Flaminio e trovarmi avversario di quel “manipolo di eroi” non può lasciare indifferenti...

(continua...)

venerdì 31 luglio 2009

... ricordi di quell'annata fantastica

Be’, innanzitutto complimenti a tutte le persone che stanno lavorando a questo evento che farà rivivere momenti felici a tutti gli appassionati di pallacanestro riminesi. Bravi davvero !
Sono passati già 25 anni………… da quella meravigliosa cavalcata, ma il ricordo è ancora vivo nei miei pensieri non solo per il risultato finale ma soprattutto perchè quell’anno, conobbi, per la prima volta volta nella mia vita, un giocatore di basket americano in carne e ossa: il grande Gig Sims.
Mi sembra ieri …… quando lo incontrai in sala giochi nel centro di Rimini...da lì ad invitarlo a cena tutti i lunedi sera il passo fu poi breve.
Ricordo bene, le serate passate assieme davanti ai video giochi con questo mio nuovo amico non le dimenticherò mai. Penso che anche la mia famiglia visse un inverno un pò diverso, visto che l'amico dei propri figli non era il solito bambino ma bensì questo gigante biondo.
Il suo ricordo rimase vivo nella mia famiglia, al di là dell’affetto, delle telefonate e di qualche lettera anche grazie anche al gattone Whisky che ci regalò Gig prima di partire….. e che stazionò in casa dei miei genitori per oltre 15 anni….
Ancora grazie per questa magnifica serata che state organizzando, sarà sicuramente un successo.

Bibo Fontana

martedì 7 luglio 2009

La vita è sorprendente...

La vita è sorprendente e gli episodi di essa altrettanto.
La cavalcata verso la “vecchia” A1 della Marr è un’episodio, un periodo della mia infanzia che ho sempre ricordato con affetto e se vogliamo emozione.
Gig Sims un giocatore che ho amato nel suo modo semplice di giocare e Benatti, un giocatore che nei miei “ridicoli” tentativi di diventare un giocatore ho cercato di imitare (il tiro giusto, la chiamata di schema perfetta, la difesa più appropriata e l’assist al “bacio” per il compagno smarcato e tanto, tanto carisma e cervello….).
Ma non è di questo che volevo “raccontare”.
Volevo raccontare di quel periodo, dell’emozione che ha lasciato in tutti e della marea di amici e conoscenti che ho riscoperto appena è stato dato il kick off a questa fantastica e pazza idea che passo, passo sta diventando realtà, restituendo soprattutto a quegli eroi, perché è giusto chiamarli così, la giusta collocazione negli annali ed il tributo che meritano.
Ho ritrovato nelle parole degli amici e conoscenti, quelle emozioni e quell’ammirazione per un periodo ed un campionato che tutta la città ha vissuto in un coro unico è un piacere ascoltare le parole ed i racconti di tutti, perché questo è il bello, tutti hanno un racconto ed un ricordo indelebile di quel periodo che ti vogliono raccontare.
Ho ritrovato anche un’amico, Nicola Gambetti, che è il motore di quest’iniziativa insieme a suo padre Teto, che di questo comitato è il Presidente.
Ed è loro che principalmente rivolgo queste parole, che vogliono essere un ringraziamento ed uno stimolo, perché se quest’impresa si sta tramutando in realtà un poco alla volta ed un passo alla volta è grazie al loro impegno che hanno messo a fuoco la strada, tracciato la linea e camminato forte verso l’obbiettivo che inizia ad intravvedersi.
Loro hanno messo quest’iniziativa davanti ai loro impegni professionali ed al loro tempo libero, coinvolgendo tutti noi, le istituzioni, gli sponsor e le persone verso quest’impresa che inizia a delinearsi e che inizia a rimbalzare qua e la per la città !!!
Chissà che non sia solo l’inizio …. di qualcosa di più importante per la nostra pallacanestro !!

Cristiano Fontana

lunedì 6 luglio 2009

Massimiliano Manduchi scrive...

A quei tempi i tifosi "vecchi", come la cricca di mio babbo, avevano un'usanza meravigliosa: quando si vinceva bene si alzavano in piedi e cominciavano ad intonare con finta aria solenne in direzione della curva avversaria il canto di chiesa "per i miseri".

"Per i miseri imploro perdono,
per i miseri imploro pietà..."

In particolare me lo ricordo dopo una gara contro la Succhi G di Ferrara di John Ebeling.
Per la cronaca, poco più che decenne, stavo seduto sui gradini, perché sugli spalti non c'era posto...

Massimiliano Manduchi

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