venerdì 11 aprile 2014

Trent'anni fa la promozione della MARR

SONO passati già trent'anni. Era infatti l'8 aprile 1984, una domenica, quando con una mobilitazione di massa senza precedenti, almeno nel mondo della palla a spicchi, la Rimini che va a canestro prese d'assalto Vigevano, teatro della partita che per la Marr – questo lo storico marchio che accompagnava il basket cittadino – poteva significare A1, cioè promozione nell'Olimpo di questa disciplina. La società, vista l'importanza del match e il desiderio di avere vicino quanti più tifosi per incoraggiare i ragazzi di Piero Pasini, decise di allestire dei pullman gratuiti. Il direttore sportivo Gianmaria Carasso, sempre attento al budget, pensava che sarebbero stati sufficienti 3-4 mezzi e invece la risposta degli appassionati fu clamorosa, tanto che vennero riempiti la bellezza di 18 pullman. Un corteo infinito, che partiva dalla sede di via Dante e si allungava a perdita d'occhio verso piazza Tre Martiri e oltre, tra gli sguardi divertiti e curiosi della gente.

QUASI un migliaio di persone in corriera e altri 2-300 'cani sciolti', cioè ulteriori aficionados che preferirono organizzarsi con le macchine senza dover dipendere dagli orari comuni, per un totale di almeno 1.200 'fedeli' in missione. Un esodo massiccio, una colonna imponente che non passava certo inosservata neppure in autostrada, con sciarpe e bandiere a colorare di biancorosso il tutto. Poi lo 'sbarco' nella tranquilla Vigevano, i cori nelle vie cittadine tra le facce stupite degli indigeni, soprattutto di quelli non sapevano nulla delle vicende cestistiche.

NEL PICCOLO palasport, ovviamente, la Marr si trova a giocare praticamente in casa contro una squadra che ha ancora qualcosa da chiedere al torneo di A2, anche se la salvezza sta ormai scivolando via. Il match è comunque vero, intenso e all'intervallo solo due lunghezze dividono le duellanti, con i riminesi avanti 38-36. Comincia la ripresa ed è sempre battaglia, poi la Marr inizia lentamente a prendere vantaggio e inerzia, fino a chiudere con la testa avanti per il delirio degli appassionati al seguito (74-68 il risultato consegnato agli archivi, 22 i punti di Cecchini, 18 quelli di Sims e Wansley). E' fatta, il basket riminese approda per la prima volta in A1, ora è solo tempo di festeggiare. E mai viaggio di ritorno a casa fu più lieve.

Alberto Crescentini, Il Resto del Carlino 8 aprile 2014

martedì 8 aprile 2014

8 aprile 1984: trent'anni fa.

L'8 aprile 1984, trent'anni fa esatti, mille riminesi divennero "una cosa sola": nel Paese dei feroci campanili e delle surreali ed efferate lotte tra rioni della stessa città (o tra zità emareina, per rimanere tra noi), l'impresa sportiva corale è sempre riuscita a compiere miracoli, fondendo e compattando le singole comunità. I 18 pullman al seguito della prima, onesta e "piccina" ma gigantesca e trionfante MARR di Piero Pasini - l'aggiunta di ogni ulteriore dettaglio appare superfluo, se non addirittura blasfemo - rimangono, per la piccola realtà riminese dei primi anni Ottanta, così provinciale e lungi dal diventare Provincia, a loro modo qualcosa di epico, irripetibile e indimenticabile. Indipendentemente dall'età del narratore e dalla passione specifica.

Illustri accademici hanno scritto fiumi di parole sui cosiddetti falsi ricordi (o confabulation), ovvero quel processo di memoria selettiva che tende a conservare, se non addirittura a creare ex-novo, soprattutto i ricordi piacevoli vissuti nel passato. Non posso sapere se mezza città sia vittima dello stesso stravolgimento soggettivo e onirico: per quello che mi riguarda, ricordo distintamente come se fosse ora la travolgente fibrillazione di quella domenica di trent'anni fa. Avevamo preso accordi con la famiglia Mossali per trasferire e depositare l'auto di Vinicio (una Ritmo bianca targata Bergamo) nella zona del Palasport di Vigevano, per cui avremmo dovuto rimandare la partecipazione a questa sorta di "esodo laico" (così iniziava a definirsi nel passaparola collettivo, ai tempi privi di Internet e telefonini) limitandolo al solo ritorno; per me, tredicenne giocatore di pallacanestro con tanti amici sparsi per i torpedoni, sin dal mattino la prospettiva appariva frustrante: come un novello e spaesato Linus mi misi immediatamente al collo la sciarpettina biancorossa donata dal Professor Rinaldi - accessorio irrinunciabile - strusciandone continuamente il tessuto dozzinale ma ormai così... vissuto e pregno di emotività domenicale. E la sensazione era bella e positiva.

L'incombenza logistica, comunque, non ci trattenne dall'andare a salutare, prima di metterci in viaggio, la città cestistica ormai completamente riversatasi in via Dante sin dal primo mattino, dove una surreale carovana infinita dei pullman - almeno così appariva a un tredicenne - si apprestava ad accogliere un fiume di persone ormai fisiologicamente "fuso" al DNA della squadra, mai così amata e sostenuta. Ripensare e ricordare cosa rappresentò la stagione 1983/84 per il Basket Rimini e per la Città è impossibile e, comunque, riduttivo: parlandone oggi con i diretti protagonisti - uomini straordinari prima che giocatori unici e tra loro eccezionalmente complementari - emergono tante opinioni... una squadra radicata nel territorio e composta da molti "indigeni" o, comunque, delle zone limitrofe (Paci, Angeli, Terenzi, Brighi, Ottaviani, Ioli, Cecchini), un asse portante granitico (Benatti e Wansley), un giocatore spettacolare ma dalle mille vicissitudini emotive (Sims) e, in ultimo ma non meno importanti, due "comprimari" puntuali e affidabili (Coppari e Mossali). Per dirla con le loro parole, utilizzate solo pochi anni fa:"Nessuna stella, nessun fenomeno, nessuna luce abbagliante e, di conseguenza, nessuna ombra incombente sui compagni. Si giocava serenamente e altruisticamente con e per il prossimo: una vera squadra". Chapeau.

E ogni vera squadra ha una propria casa... e il palasport Flaminio, quell'anno, era divenuto realmente la culla dei nostri sogni. Riempito all'inverosimile ben oltre le capacità legali e fisiche, diventava per ore un ritrovo collettivo (la partita, per molti e prima dell'innamoramento collettivo, poteva essere un puro pretesto di convivialità e promiscuità): già saturo di umidità e fumo di sigaretta, all'ingresso delle squadre l'onda d'urto sonora ed emotiva faceva tremare le vene ai polsi. E un contropiede o una schiacciata - erano lontani i tempi delle "bombe" - ci faceva alzare tutti nella tensione solidale dello sforzo collettivo, tanto che, all'uscita, doleva la gola, la voce diventava roca e ci si ritrovava sudati fradici e fisicamente spossati. Un'energia contagiosa che quell'8 aprile doveva essere trasferita anche in un oscuro palasport (meglio: capiente palestra) brianzolo: si, a Vigevano ci sarebbe stato anche il Flaminio.

Della mattinata ricordo distintamente la tensione crescente e la consapevolezza di partecipare a qualcosa di memorabile, con il leggendario e gongolante Gian Maria Carasso assurto a deus ex machina dell'operazione e tanti volti storici del "nostro" basket comparire all'improvviso un po' ovunque: il bonario e paternale presidente Gian Piero Arcangeli, i fratelli Boldrini, i fratelli Baldinini, Guidone Fraternali e Salvatore Mister Green Verde, il gigantesco Rick Cervellini ma anche gli altrettanto monumentali Professor Rinaldi, Giuliano Gallusi, Pippo Manduchi, Luciano Fontana, Giorgio Romersa... in mezzo a centinaia di tifosi di qualsiasi età, immersi in un meteo sì uggioso ma in un clima emotivo a cavallo tra la sagra paesana e la gita scolastica; del viaggio (di andata) ricordo la carovana interminabile di pullman blu in autostrada e gli sguardi interrogativi dei passeggeri nel scorgere una Ritmo lombarda con una sciarpa biancorossa al finestrino; del palasport (meglio: capiente palestra...) ricordo l'aspetto dimesso - praticamente un capannone industriale - e il muro verticale di teste riminesi, realmente impressionante (alla fine i romagnoli presenti saranno più di 1.150).

Della partita, invece, ricordo poco... anche perché il risultato del campo (74-68 per la MARR), quel giorno, contava relativamente: era infatti necessario che perdessero contemporaneamente sia Siena (sconfitta a Ferrara 93-87) sia Brindisi (sconfitta 90-89, in casa, da Rieti!); ed ecco che affiora, eccezionalmente nitida, l'immagine del palasport in penombra, ormai svuotato in molti settori ma con la tribuna riminese ancora traboccante di volti preoccupati e silenziosi in attesa della conferma concitata del leggendario Massimo De Luca dalle frequenze RAI di "Tuttobasket". Il boato che seguì all'annuncio dei risultati, l'incredulità e la commozione - si, vera commozione, con lacrime, abbracci e tutto il travolgente corredo delle emozioni collettive più belle e profonde che solo lo sport riesce a dare - mi travolge ancora adesso con la medesima intensità facendomi provare brividi reali... "solo" trent'anni dopo.

Magia del basket, magia di una squadra unica a cui, forse, nonostante tutto non ho ancora ripetuto sufficientemente "grazie".

8 aprile 1984-2014: 30 anni dopo


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