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lunedì 10 gennaio 2011

Rimini, "Capitale" dell'Ospitalità?

Gentilissima Redazione,

mentre ancora divampano le polemiche per gli investimenti sostenuti in occasione della trasmissione televisiva di fine d'anno e, dalle pagine delle testate locali, ogni giorno si ergono "soloni" in grado di proporre la propria, risolutiva soluzione al definitivo rilancio dell'immagine di Rimini quale "Capitale delle Vacanze e dell'Ospitalità" (le maiuscole sono d'obbligo), sono a riportare la mia personalissima, allucinante esperienza accadutami - da riminese, quindi sostanzialmente e sgradevolmente in casa mia - solo pochi giorni fa.
Come alcuni avranno letto proprio dalle pagine di questo giornale, sono amico di lunga data dell'ex americano del Basket Rimini Gig Sims. La nostra amicizia è talmente profonda che Gig, in occasione del recente Natale, ha deciso di tornare a Rimini e di celebrare, il 29 dicembre scorso, il proprio matrimonio a San Leo confortato dal fraterno rapporto con gli ex compagni di squadra e con alcuni intimi amici, tra cui mi vanto di appartenere.
Solo qualche giorno dopo, avendo quasi esaurito le visite ai monumenti e musei locali, io e mia moglie abbiamo deciso di mostrare a Gig e Sydney (neomoglie di Sims) una delle "perle" culturali della nostra Città, ovvero la mostra di pittura "Parigi, gli anni meravigliosi" in corso a Castel Sismondo.
Con estremo imbarazzo, per definirlo in modo eufemistico, e una punta di incredulo orrore (tenendo conto dei dibattiti turistici di cui sopra) abbiamo purtroppo constatato che la mostra, orgoglio cittadino e destinazione scelta da circa mille persone al giorno (dati oggettivi reperiti online) non contempla le audioguide in lingua inglese! Pur costernati di fronte agli allibiti ospiti e incapaci di spiegare perché la principale esibizione culturale sita in quella che si autocelebra come "Capitale dell'ospitalità", nell'Anno Domini duemilaeundici sia incapace di contemplare la 'peregrina' lingua anglosassone, abbiamo almeno confidato nell'esaustività delle didascalie: appare inutile commentare la surreale assenza, anche sotto questa forma, di qualsiasi idioma straniero.
Abbiamo quindi repentinamente 'ripiegato' sul Tempio Malatestiano: al nostro ingresso uno dei ragazzi americani a noi aggregato, "reo" di essersi dimenticato di togliere la papalina (all'esterno la temperatura sfiorava lo zero), è stato affrontato a male parole dal custode del Duomo, che in modo piuttosto incivile e certamente aggressivo lo ha strattonato per un braccio prima di fargli notare, con ampi e grevi gesti rivolti alla testa, l'intollerabile infrazione. L'ospite, a quel punto, ha cordialmente preferito riderci su e uscire definitivamente dal meraviglioso (ma evidentemente poco accogliente) luogo.
Lo confesso: di fronte alla quasi divertita (ma certamente sarcastica) reazione dei nostri ospiti in entrambe le occasioni ci siamo letteralmente vergognati di essere riminesi e abbiamo tentato goffamente di giustificare il tutto con l'onnipresente luogo comune, comunque poco lusinghiero, "Italian Style".

Quando si parla (e straparla) di "turismo" e di "strategie" ad esso connesse, sarebbe meglio riflettere su fatti apparentemente minori - come quelli da me sopra esposti - ma indicativi che la strada da percorrere per divenire realmente un luogo sinonimo di "ospitalità a tutto campo" è ancora molto, molto lunga.

Nicola Gambetti
Lettera inviata alla Redazione del Corriere Romagna

venerdì 5 giugno 2009

Grazie, ragazzi...

Ci siamo imbarcati in un'impresa che sembra "folle".

I fondatori del Comitato, imprenditori e professionisti già barcamenati tra famiglie (più o meno numerose) e lavoro (più o meno stressante), il 17 maggio scorso hanno deciso di formalizzare quell'idea apparentemente strampalata - organizzare un degno festeggiamento per la mitica MARR 1983-84 - facendo tutto in famiglia, tutto in economia, inizialmente senza finanziamenti e senza una precisa pianificazione... solo spinti dall'entusiasmo e dall'amore viscerale per quella squadra e per i ricordi sportivi e umani legati ad essa.

Oggi, dopo poche settimane dall'avvio ufficiale dell'impresa, possiamo già contare su alcuni sostenitori: MARR in primis dal punto di vista economico ma anche Metha e Condor per quello che riguarda lo sforzo logistico relativo all'alloggio e al trasferimento aereo intercontinentale dei giocatori statunitensi. Siamo immensamente grati agli imprenditori che credono nella nostra idea... ma servono ulteriori fondi per articolare tutte le iniziative programmate per celebrare al meglio la ricorrenza: oltre alla partita, infatti, ricordiamo il libro fotografico e la serata conviviale con il pubblico. Per questo contiamo sull'apporto del pubblico, di quel pubblico che riempiva il Flaminio, di quel pubblico che salì sui 18 pullman diretti a Vigevano. Per sottoscrivere la propria piccola, ma fondamentale, parte nel Comitato bastano 5 Euro.

Stiamo lavorando per rintracciare sostenitori parimenti "istituzionali". Non servono cifre iperboliche, ma solo quelle poche migliaia di euro necessarie-sufficienti per garantire la piena riuscita dell'evento: vorremmo, nel contempo, legare al ricordo di una squadra che rappresentò la Rimini tutta a livello nazionale a marchi di un certo livello, riconoscibili e riconosciuti. In questo senso a MARR S.p.A. ben si sposano Condor Group e Metha Hotel Group, che idealmente rappresentano al meglio l'imprenditoria riminese nel panorama italiano.

Non nascondiamo che ci sono momenti di preoccupazione e di scoramento: molti di noi non sono professionisti dello sport, non sanno cosa significhi pragmaticamente organizzare un evento di questo tipo... gli imprevisti, i dettagli e, soprattutto, le spese e le responsabilità che si devono affrontare e superare per vedere soddisfatta la nostra aspettativa e il degno coronamento alla squadra che andiamo a celebrare rimangono un'incognita sino al momento della loro comparsa (spesso improvvisa).
Per molti di noi l'attività del Comitato si è evoluta da hobby a professione, da 3° (o 4°) lavoro a (quasi) attività principale e motivo di preoccupazione e di raggiungimento di obiettivi. E il tutto vissuto in modo spassionato e ideale, come sono (o dovrebbero essere) i "grandi amori".

Personalmente devo dare atto che i "ragazzi" (oggi adulti), quei ragazzi, sono fonte di adrenalina ed entusiasmo. Parlare con loro è ancora oggi motivo di allegria e goliardia, ma anche di un velo di nostalgia per uno stile di vita e di comportamento che attualmente si sono dissolti nello sport professionistico. Personalmente e sinceramente, guardarli giocare (e vincere) su un campo da basket venticinque anni fa, per me ragazzino alle prime armi cestistiche, era esemplare. Sentirli parlare oggi, per me uomo con figli piccoli cui spetta il compito di indicare un modello di vita, è parimenti esemplare per umiltà, rispetto e voglia di rimettersi in gioco... contando sempre e comunque sul prossimo e sull'apporto dei compagni di squadra.

Grazie, ragazzi.

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